Gli organi di senso

“Che tu ri-fletta piuttosto che tu im-magazzini”

Gli organi di senso sono il canale tra interno ed esterno, è attraverso di loro che conosci il mondo, lo costruisci e lo fai tuo. I Tuoi organi di senso non avrebbero nessun valore se le informazioni che ricevono non venissero elaborate dal cervello.Il fuori di Me, attraverso i cinque sensi, diventa il dentro di Me – diventa Me.

L’occhio
Pensa all’occhio, quest’organo affascinante,

rifletti sui tuoi occhi e sulla complessità che essi rappresentano;
l’occhio che vede,
l’occhio che guarda,
l’occhio che riconosce,
l’occhio che inganna.
Nell’enorme complessità del sistema visivo, portano il loro palese mistero tre elementi:

  • la pupilla con la sua capacità di dilatarsi o restringersi a seconda della quantità di luce che l’attraversa;
  • la retina che soddisfa, attraverso una fittissima rete capillare, la sua necessità costante di ossigeno e di zucchero, facendoci riflettere sulla relazione stretta con tutto il resto del corpo;
  • le palpebre che come delle tendine puliscono, riparano, accudiscono l’occhio esposto.

Gli occhi diventano veicolo della mente,
il ‘chiaroveggente’ è colui che vede chiaro nel futuro.
Gli occhi catturano immagini, colori
e la mente fantastica su di essi dando vita ad un mondo che non c’è,
gli occhi diventano dunque lo specchio dell’anima, lo specchio della coscienza, qualcosa che riflette un mondo interiore guardando l’esterno e viceversa.
L’occhio comunica:
lo sguardo minaccioso della mamma a suo figlio,
lo sguardo sfuggente di chi è timido,
lo sguardo fisso di chi sfida,
lo sguardo dolce degli amanti,
lo sguardo seduttivo delle donne…

Prova a farci caso anche solo per un giorno: ti renderai conto che gran parte della comunicazione, prima ancora di avvenire con le parole, avviene attraverso gli sguardi; ti starai domandando: “ma se comunico al telefono??” Sconvolgente ma, anche prima, durante e dopo una telefonata lo sguardo ‘parla’,
se ci fosse uno spettatore saprebbe identificare le emozioni che si sono susseguite in te con quella telefonata!

I bulbi oculari hanno forma sferica ma, sono legati tra loro da un percorso ad X, il “chiasma ottico” a forma di croce,
che ricongiunge la separazione degli occhi per formare l’unità,
il totale,
la sintesi degli opposti (occhi destro ed occhio sinistro) è possibile all’interno della testa dando forma a qualcosa di impalpabile,
tutte le forme si incontrano per dar vita ad un evento mistico: la vista.
In qualsiasi tradizione, quasi universalmente, troviamo l’occhio come simbolo della percezione intellettuale: l’occhio unico e senza palpebra è simbolo dell’essenza e della conoscenza divina, iscritto in un triangolo è un simbolo sia massonico sia cristiano.
Presso gli Egizi era simbolo sacro, i sarcofagi sono spesso decorati da due occhi che servono al defunto per osservare lo spettacolo che avviene all’esterno.
Nella tradizione Islamica, la parola ‘ayn, che vuol dire occhio, ha un’identità particolare, un’essenza, una vista oltre ogni cosa.
Nel mondo islamico il malocchio è una credenza molto diffusa è simbolo del potere su qualcuno o su qualcosa; occhi particolarmente pericolosi li hanno le vecchie, le giovani spose e, particolarmente sensibili al malocchio sono i bambini, le puerpere, i cavalli, i cani, il latte. I mezzi di difesa contro il malocchio sono: il velo, i disegni geometrici, le fumigazioni odorose, il sale, il ferro incandescente, l’aloe, le corna, il ferro di cavallo e la mano di Fatima.

Parlando di diverse etnie ecco un’intuizione che deriva dalla saggezza cinese: è facile osservare che i Cinesi sono particolarmente abili nel commercio e negli affari.
Gli imprenditori cinesi insegnano ai loro venditori l’osservazione della pupilla del cliente.
Se questa è dilatata significa che la contrattazione sta andando bene ed eventualmente si può alzare il prezzo o avanzare nuove proposte.
Se, invece, la pupilla è ristretta significa che il cliente non è ben disposto o che qualcosa lo sta turbando (le emozioni di rabbia e angoscia sono associate ad un restringimento della pupilla).
Noi tutti, possiamo iniziare a leggere oltre le righe della parola, rimanendo appoggiati agli occhi dell’interlocutore e, divertirci a cogliere messaggi pensati ma non detti!

Patologie comuni della vista: metafore della personalità
I Disturbi visivi possono diventare un importante messaggio del corpo, la reazione di un preciso atteggiamento mentale induce inevitabilmente ad una modificazione fisica.
I modi di dire che riconducono all’occhio sono diversi: “la rabbia offusca la vista”; “chiudere un occhio” in certe situazioni potrebbe essere un atteggiamento particolarmente saggio; oppure “fumo negli occhi”.
Dunque, ogni problematica oculare ha una metafora che la accompagna, vediamone alcune.

Ipermetropia: l’occhio non focalizza bene a nessuna distanza, vive tutto e subito, solitamente è un occhio più piccolo del normale, come quello di un bambino che ricorda aspetti infantili della personalità
L’ipermetrope non riesce a soffermarsi per troppo tempo su un’immagine, deve continuamente “scappare”.
Miopia: non vede lontano, l’orizzonte è limitato. Lo sguardo sembra spalancato, come impaurito, il miope è spesso una persona timida.
Comportamento di chiusura: gli occhi non vedono più ciò che non piace, costringe a considerare più da vicino tutto ciò che circonda. A volte la miopia segnala (o meglio va a “sfuocare”) un mondo affettivo povero o ostile.
Presbiopia: non vede le cose vicine, quasi a voler trascurare le piccolezze quotidiane, la paura è del presente. E’ infatti un’anomalia tipica dell’anziano che, dovrebbe aver sviluppato saggezza e, soprattutto, larghe vedute. Ma spesso questa larghezza di vedute è sostituita con la paura del futuro. La visone della realtà è rigida, statica e controllata.
Astigmatismo: ci sono tanti punti di fuoco, la visione degli oggetti è distorta. La realtà ha più facce, è disturbante.
Come la sua realtà, questo individuo è mutevole, ambiguo ma anche molto adattabile a varie realtà, cambia spesso idea, non tanto con gli altri quanto con se steso.
La cecità: verrà trattata in un successivo articolo dalla Dottoressa Schiroli (psicologa non-vedente).