Essere oltre il giudizio - Dottoressa Cinzia Gorla

Essere oltre il giudizio

“SIATE AFFAMATI DI CUORIOSITA’, SIATE FOLLI”

(Steve Jobs)

Questa è la frase che un genio quale Steve Jobs ha sottolineato durante un discorso tenuto presso l’Università di Stanford frase originariamente di Stewart.

Il discorso di Steve Jobs parla di coraggio, fiducia e amore.

Questo articolo vuole essere una riflessione che rimando a tutte le persone che ho la fortuna di incontrare con il mio lavoro, i miei pazienti, persone che cercano una strada, una via, LA PROPRIA VIA. Queste persone sono tutte accomunate da due elementi: sono incatenati ad un pensiero relativo alla vita e sono vincolati al peso del giudizio, giudizio che è parte integrante dei luoghi comuni, dell’omologazione, di quello che ‘io credo buono o cattivo, giusto o sbagliato’.

Il giudizio in generale è una sentenza su una cosa, un parere, un’ opinione, un prognostico, su un atto della mente che afferma o nega una cosa.

Come potete notare l’etimologia della parola ‘giudizio’ è contro il principio di autorealizzazione che richiede di ‘vagare in modo fluido nella vita’; perché è la vita che scorre in me e non il contrario, è la vita che mi possiede e non viceversa.

La realizzazione di Sè esula dal pensiero del luogo comune e dal peso che l’educazione può avere sulle scelte della nostra vita; realizzare se stessi ed essere felici si compone di ingredienti specifici di cui i fondamentali sono, come accennato sopra: coraggio, fiducia e amore.

Pensate a Madre Teresa, Ghandi, Nelson Mandela, a prescindere dalla diversità della causa sostenuta…pensate a loro e a quanto abbiano fatto se stessi, nonostante tutto e tutti. Non importa quanto i nostri propositi siano giudicati buoni o cattivi, giusti o sbagliati, il miglior giudice o peggior accusatore di te stesso puoi essere solo tu!

Ma analizziamo gli ingredienti fondamentali:

Dice Howard Cosell: “il coraggio assume molte forme. C’è il coraggio fisico e il coraggio morale e poi ne esiste un tipo ancor più nobile: il coraggio di affrontare il dolore, di convivere con esso senza farlo sapere agli altri e tuttavia trovare gioia nella vita, alzarsi ogni mattina con entusiasmo”. Mentre Francesco Alberoni afferma: “il coraggio è una virtù morale e sociale e non va confuso con la temerarietà e l’avventatezza. Occorre coraggio per cercare la verità resistendo ai luoghi comuni e ai pregiudizi. Occorre coraggio per vedere lucidamente i pericoli che ci circondano. Occorre coraggio per capire come sono realmente le persone senza farsi ingannare dalle apparenze. Occorre coraggio per essere buoni, per amare profondamente, per concepire un grande progetto e portarlo a compimento”.

La fiducia è il gesto che ti riporta al cuore, se ascolti bene quello che c’è in te, sei capace di aspettare e di non farti travolgere dalle emozioni; qualcosa da dentro ti indicherà la via, devi fidarti della vita, sapere che se sei quello che sei è perché un’energia misteriosa ti ha condotto fino a qui, senza pensieri, senza parole lasciati condurre, così come la tua camminata è un susseguirsi ritmico e infallibile di passi condotti dai tuoi piedi, così come loro non ti richiedono un pensiero ossessivo e costante prova anche tu a ‘lasciarti camminare’.

E l’Amore, il sentimento più nobile, è quello che non ha niente da perdere perché non possiede niente, il rifiuto di amare dipende dal fatto di avere troppo passato e troppo futuro…mentre l’Amore richiede solo il tempo presente.

Quindi, nella vita per essere felici, dove felicità non si intende un sorriso di plastica stampato sul volto quanto il libero fluire della vita in me così com’è, io non devo avere pensieri su di me ma devo fare me!

Il cielo quando diventa nero e fa esplodere un temporale non si fa domande, il corpo quando distratto emette suoni per noi scomodi non lo fa per essere abominevole, lo fa perché lo deve fare.…

L’infelicità deriva dalla perdita della capacità di gioire, giocare, fare cose che sembrano senza senso ma che poi troveranno una loro trama quando nel futuro ci guarderemo indietro.

E quanto al giudizio che dai o che ti senti dare ricorda che è nella diversità dell’altro che trovi te stesso.