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Adolescenza: per capirla ci vuole la scienza!

Quando gli adulti si chiedono: “Perché fai così”?
Piccole pillole di sopravvivenza

Ti rendi conto che i tuoi figli stanno crescendo quando smettono di chiederti da dove vengono
e si rifiutano di dirti dove vanno.
(Patrick Jake O’Rourke)

“Mia figlia mi ha detto che stava a dormire dalla sua amica ed invece era dal suo fidanzato!”; “Era così bravo a scuola da bambino…ma ora la sua pagella è un disastro!; “Il ragazzo ha preso la moto del fratello più grande … ma era senza patente!”; “Siamo stati due genitori presenti ed educati eppure lei, a 14 anni, ci dà delle rispostacce da brivido”… e possiamo elencare all’infinito lo strano e colorato mondo adolescenziale!

Perché accade?

Il cervello di un adolescente è molto diverso dal cervello di un adulto: negli ultimi dieci anni la neurofisiologia e le neuroscienze hanno mostrato come, a causa dei cambiamenti ormonali e dell’immaturità del sistema limbico (sede dell’integrazione delle emozioni e delle esperienze), i lobi frontali – necessari per soppesare le azioni, giudicare i comportamenti e prendere decisioni – siano l’ultima regione a svilupparsi e a connettersi con le restanti aree cerebrali. Il cervello di un adolescente differisce da quello di un adulto sia nella sua connettività che nella sua funzionalità, spiegando così la maggior parte dei comportamenti bizzarri o sconclusionati che spesso vediamo in questi ragazzi.
Se alla nascita il nostro cervello è già in possesso di tutti i neuroni che serviranno per la vita, lo stesso cervello non è in possesso di tutte le sinapsi –strutture di connessione tra i neuroni – che si produrranno invece attraverso l’esperienza e l’apprendimento. L’ispessimento della sostanza grigia, proprio in età adolescenziale, è la deputata a rendere capaci i ragazzi ad apprendere rapidamente, tuttavia tale profusione di materia cerebrale causerà una dissonanza cognitiva per cui il cervello farà fatica a cogliere i segnali giusti in mezzo al generale rumore di fondo.
E’ molto particolare infatti notare come gli adolescenti, rispetto ai bambini, impiegano più tempo a capire quando NON fare una cosa! Ma via via che il corpo cresce l’encefalo metterà in atto uno “sfoltimento” delle proprie connessioni che porterà al perfezionamento comunicativo nell’età adulta.

I genitori di figli adolescenti assistono spesso a momenti di incontrollabile euforia, rabbia improvvisa, lunghi malumori e cambi di umore immotivati questo non è perché i nostri ragazzi sono dei manipolatori irresponsabili che vogliono farci impazzire ma semplicemente, essendo coinvolti in trasformazioni neurobiologiche inevitabili, non possono proprio fare altrimenti! Gli adolescenti RAGIONANO CON LE EMOZIONI.

E da genitore, come affrontare questo meraviglioso, tumultuoso periodo?
Sicuramente, come afferma un detto turco “la pazienza è la chiave del paradiso”, ciò non significa che bisogna stare seduti ad osservare ed accettare qualsiasi bizzarria possa compiere l’adolescente ma vuole dire stare costantemente a fianco dei ragazzi per guidarli e farli arrivare all’età adulta senza troppe ferite.
Abbiamo detto che il cervello dell’adolescente si forma ed impara dall’esperienza e dunque quale miglior modo se non stimolare il loro cervello all’apprendere cose nuove e sane? Ed inoltre è importante essere un buon esempio: i migliori risultati si ottengono essendo un adulto coerente e felice, l’adolescente è sempre pronto all’attacco ed impara più dai fatti che dalle parole.

Sfatiamo un altro mito relativo al rifiuto dei genitori, tipico dei 17/18 anni, quando tuo figlio ti urla: “Questa casa è un inferno e finalmente tra poco me ne andrò!”, bhè … sappiate che non è vero, è solo una provocazione per farvi rimanere male, farvi arrabbiare, provocare un’emozione insomma! E spesso è proprio ciò che ottengono. In realtà si aspettano di non essere abbandonati mai.
La vostra risposta è bene che sia tranquilla, lievemente ironica ma contenitiva: “Bene, raccontami, cosa e come farai una volta uscito di qui”.

Ho spesso a che fare con gli adolescenti: sono delle teste dure ma assetati di certezze, sono in balìa delle emozioni e non riescono a gestirle per cui espri¬mono con l’azione ciò che non riescono a comunicare con le parole infatti, alcuni scaricano questa tensione emotiva con ribellioni verbali e fisi¬che spesso violente e incontrollabili, altri la riversano su se stessi con il silenzio, la chiusura e l’isolamento.
In realtà, sono spaventati, si sentono fragili ed insicuri e sono spesso in guerra con l’ambiente circostante ma ciò che chiedono è essere ascoltati, accolti e sostenuti.
C’è inoltre una differenza tra maschi e femmine, considerando che la trasgressione è tipica e normale in questa età: per il maschio essa è più fisica (fanno gruppo, esplorano nuovi territori, si mettono in competizione, esprimono la loro voglia di sessualità) per le femmine la trasgressione è più verbale, soprattutto con le persone più vicine come genitori e/o insegnanti e si può assistere sovente alla mamma che vede la sua tenera principessina trasformarsi in un’arpia … è solo un periodo, passerà!

Lo so, per un genitore l’adolescenza è un rebus, i genitori sono talvolta spaventati e provano la stessa insicurezza dei propri ragazzi ma ci sono delle utili linee guida per sopravvivere:

  • IMMEDESIMARSI: prova a ricordare che adolescente eri, cosa ti passava per la testa e quali erano i tuoi ‘problemi’, una volta fatto questo mettiti nei panni del giovanotto e prova a comprendere davvero cosa stia accadendo e dove il giovane ragazzo/a trova più difficoltà e prova a “parlare la sua lingua”.
    Una volta compreso il senso del comportamento o del discorso del ragazzo (che ricordiamoci spesso e volentieri vuole solo essere ascoltato), un utile suggerimento è quello di provare ad indirizzare le sue emozioni: fagli davvero capire che lo comprendi e consegnagli una soluzione razionale, logica, buona per lui ma assolutamente senza giudizio.
    Vi capiterà che il ragazzo/a si ribelli o pare non ascoltarvi ma in realtà, quando sarà solo, ci rifletterà.
  • CONTENERE L’AGGRESSIVITA’ tipica dell’adolescenza con un semplice “basta!” ed un uscire dalla stanza troncando il discorso.
    Soprattutto nel periodo tra la fine delle medie e l’inizio delle superiori i ragazzi sono confusi, eccessivi ed impulsivi ma questo comportamento è fisiologico perché stanno passando da un momento di etero-regolazione (gli altri mi dico¬no cosa fare) ad un sistema di auto-regolazione (decido da solo). Successivamente questi comportamenti calano in età adulta, quando si è in grado di considerare le alternative e le conseguenze delle proprie azioni.
  • CONFRONTARSI con altri genitori che si trovano in situazioni simili aiuta a trovare soluzioni o modi di comportamento alternativi al proprio ma serve anche ad accettare i musi lunghi dei figli e le continue critiche … altrimenti si rischia di sentirsi ingiustamente inadeguati!
  • SEGNALI D’ALLARME: Come capire se certi com¬portamenti sono causati solo dalla turbolenza adolescenziale o se è il momento di rivolgersi ad esperti per chiedere aiuto?
    Sicuramente campanelli d’allarme possono essere i comporta¬menti antisociali come episodi di vandalismo, furti, violenze, uso di sostanze stupefacenti o di alcolici oppure comportamenti che tendono ad isolare i ragazzi come anoressia, bulimia, scarso appetito o mancanza di sonno che si presentano in modo accentuato e persistente. Soprattutto, se i problemi di comportamento cominciano già alla materna o alle elementari.
    Di solito, di fronte a ragazzi problematici, la prima rea¬zione della famiglia, ma anche della scuola è spaventarli, colpevolizzarli. Reazioni legittime, ma che non solo non ottengono risultati, ma sono controproducenti.
    Se succede, per esempio, di trovare uno spinello o di scoprire che va in giro a disegnare sui muri, bisognerebbe cercare di capire “perché lo fa”. Capita sovente che gesti forti da parte dei ragazzi siano un grido d’aiuto, un modo per chiedere “c’è qualcuno che mi vuole bene?”.

 

Dottoressa Cinzia Gorla

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