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Omosessualità e psiche

“Per me il mondo non è fatto di gay o etero, ma di creature.”

(Raffaella Carrà)

Relazionandomi con persone diverse, per esperienza diretta o per ‘sentito dire’, mi rendo conto che ci sia ancora molta confusione e spesso, purtroppo, troppa superficialità riguardo al tema dell’omosessualità.

E’ molto strano questo fenomeno tale per cui le persone sono propense a giudicare e spesso a discriminare ciò che reputano “diverso” da sé; la mentalità odierna sembra molto aperta nei confronti delle nuove tematiche e delle nuove conoscenze eppure, se osservo il “tema omosessualità” nel singolo individuo, diventa tutto più difficile.

Pare assurdo in una realtà dove ci sono guerre, bambini che muoiono di fame, uomini che maltrattano le donne … creare problemi di disuguaglianza dati da una preferenza o inclinazione sessuale.

Nel 2018 c’è ancora chi stigmatizza una preferenza sessuale?                 Si c’è!

L’omofobia persiste e si presenta nei confronti dei giovani potendo comportare difficoltà di socializzazione e gravi conseguenze per l’individuo…pensiamo a quanti casi di suicidio.

Vediamo dunque insieme cos’è l’omosessualità e come poter essere persone di conoscenza e cultura e non persone chiuse e giudicanti.

Omosessualità è la traduzione italiana della parola tedesca Homosexualität (creata fondendo il greco omoios “simile” e il latino sexus “sesso”) ed è una variante naturale del comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale verso individui dello stesso sesso.

I QUATTRO FATTORI DELLA SESSUALITA’

La sessualità non è da considerarsi un’entità a sé stante ma va riconosciuta nel contesto globale della personalità. La sessualità si articola in quattro fattori principali definiti psicosessuali, essi sono particolarmente intrecciati ed unici come unico ogni individuo. Sono:

  1. IDENTITA’ SESSUALE si riferisce al sesso biologico ovvero l’essere maschio o femmina secondo i cromosomi, i genitali esterni, le gonadi, il quadro ormonale ed i caratteri sessuali secondari che si sviluppano durante la pubertà.
  2. IDENTITA’ DI GENERE, riguarda la sensazione intima e profonda di essere uomo o donna. Essa esprime la presenza di strutture mentali quali mascolinità e femminilità da attribuire a sé e agli altri, queste sono acquisite in una fase precoce dello sviluppo (0-3 anni) e sono il risultato delle interrelazioni tra attitudini dei genitori, l’educazione ricevuta e l’ambiente socioculturale. Correlata all’identità di genere vi è il RUOLO DI GENERE ovvero l’insieme dei comportamenti, agiti nelle relazioni con gli altri, che possono essere riconosciuti come propri dei maschi o delle femmine (suscettibile di trasformazione nel tempo).
  3. ORIENTAMENTO SESSUALE riguarda la componente psicologica come elemento interno. Benché il raggio d’azione dell’orientamento sessuale si dilunghi in un continuum da un’identità esclusivamente eterosessuale ad una esclusivamente omosessuale, viene solitamente interpretato nei termini di tre categorie: eterosessuale (avente attrazione sessuale e romantica primariamente o esclusivamente con membri dell’altro sesso), omosessuale (avente attrazione sessuale e romantica primariamente o esclusivamente con membri dello stesso sesso), e bisessuale (avente un significante grado di attrazione sessuale e romantica nei confronti di entrambi i sessi).
  4. COMPORTAMENTO SESSUALE comportamento esterno, cioè l’attrazione erotica ed affettiva di un individuo verso un altro, definendo i propri impulsi eterosessuali, omosessuali e bisessuali.

 

Sviluppo e presa di coscienza del soggetto riguardo al proprio orientamento sessuale: processo del coming out

Molte persone omosessuali ad un certo punto della loro vita si trovano a dover fare il così detto “coming out”, ovvero dichiarare apertamente ed esplicitamente al proprio ambiente familiare, amicale, lavorativo e di vita in generale i propri desideri relazionali verso lo stesso sesso. Questo processo che dovrebbe essere assolutamente naturale viene invece minato ad esempio dalla paura di non essere accettati, dal timore di essere etichettati o non possibilitati ad avere una relazione normale.

Il coming out si può suddividere in tre fasi:

  • 1 “conoscere se stessi” ovvero riconoscere e decidere di emergere come una persona aperta a relazioni con persone dello stesso sesso. Ciò viene spesso definito come un coming out interno.
  • La seconda fase prescrive la propria decisione di “uscir fuori” con altre persone, ad esempio la famiglia, gli amici e/o i colleghi. Questa fase può avvenire in età anche molto differenti tra soggetto e soggetto, essendo strettamente legata all’evoluzione e alla situazione individuale.
  • La terza fase è rappresentata, più generalmente, dal vivere apertamente come una persona LGBT.

In Italia spesso ci si riferisce al coming out utilizzando impropriamente l’espressione “outing”, che invece indica l’atto di rivelare l’omosessualità di qualcuno da parte di un’altra persona.

Spesso gli individui LGB sono cresciuti in comunità tanto ignoranti quanto apertamente ostili nei confronti dell’omosessualità. Come precedentemente accennato, la gioventù gay e lesbica soffre di un elevato e in aumento rischio di suicidi, abuso di droghe, problemi scolastici e isolamento a causa di un “ambiente ostile alle loro inclinazioni sessuali”. Secondo i dati del Dipartimento di Salute Pubblica i suicidi della popolazione gay costituirebbero il 30% di tutti i suicidi adolescenziali. Inoltre, i giovani LGB sono più ad alto rischio di abuso psicologico o fisico da parte di genitori o tutori, nonché abuso sessuale.

Grazie alla conoscenza, l’omosessualità, che fino a non molti anni or sono era considerata un disordine mentale è stata rimossa nel 1973 dal ‘Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders’ e c’è da sottolineare che l’’Australian Psychological Society’ afferma: “L’orientamento omosessuale non è una malattia mentale e non ci sono ragioni scientifiche per tentare una conversione di lesbiche o gay ad un orientamento eterosessuale”. L’Australian Psychological Society riconosce la scarsità di evidenza scientifica riguardo l’utilità di una terapia di conversione, e sottoscrive che essa potrebbe, di fatto, essere dannosa per l’individuo.

Concludo questo articolo favorendo una riflessione anche sulla cultura storica relativa all’omosessualità. Nell’antica Grecia, quando ancora il potere delle idee religiose, politiche e culturali non aveva fatto il suo ingresso, stabilendo il “giusto e lo sbagliato” del e nel corpo, le persone si riunivano in gruppi dove veniva esercitata una sessualità libera tra uomini e uomini ed ancora donne e donne…esistevano addirittura i baccanali!
Ancor prima, in Mesopotamia, erano ritenuti sacri i riti orgiastici; nell’Iliade si narra la storia di Achille e Patroclo, esempio di fortissima amicizia virile…anche la Sacra Bibbia descrive figure di donne e uomini legati emotivamente ai propri simili: la matura Naomi con la nuora vedova del figlio Ruth oppure David, il pastorello unito da un’inviolabile amicizia col figlio del re, Gionata.
Ed ancora, la poetessa dell’antica Grecia Saffo di Lesbo nel VI secolo a.C. canta le pene d’amore di una donna nei confronti di un’altra donna (da ella nasceranno le parole saffismo e lesbismo).Secondo quanto ne disse millenni dopo Oscar Wilde tali esempi costituivano la riprova dell’esistenza – da sempre – di quel tipo di amore “che non osa pronunciare il proprio nome”.

Ritengo che l’intelligenza e la capacità di pensare siano un evento evolutivo mentre
avere ancora pregiudizi o giudizi rispetto all’omosessualità sia ancora come credere chel’alcool…faccia meno vittime dell’eroina.

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