L’importanza del lavoro per il benessere mentale

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“L’uomo energico, l’uomo di successo, è colui che riesce, a forza di lavoro, a trasformare in realtà le sue fantasie di desiderio.”

(Sigmund Freud)

L’elemento fondante della società è il lavoro, uno degli obbiettivi identificati dall’Unione Europea per garantire una crescita solidale ed intelligente è il raggiungimento nel 2020 di un tasso di occupazione del 75% per le persone con un’età compresa tra i 20 e i 64 anni. Purtroppo, sappiamo tutti che la situazione oggi è davvero preoccupante, questa è un’importante premessa che voglio fare per tutte quelle persone che si trovano a leggere questo articolo e che oggi hanno perso il lavoro o che sono in una situazione precaria … e so bene… che ce ne sono davvero tante. La mancanza del lavoro può innescare varie forme di disagio sociale con relativa manifestazione di disturbi ansiosi, depressivi e psicosomatici. Per ovviare a questa situazione di disagio psicologico, è importante per il disoccupato, il supporto sociale ovvero la presenza di persone a lui care e vicine che possano proteggerlo dall’elevato livello di stress e di isolamento a cui potrebbe andare incontro. È necessario prendersi cura di chi è rimasto senza lavoro motivandolo ad una nuova ricerca che potrebbe diventare un’importante occasione di cambiamento.

Vorrei però con questo scritto, non solo dare speranza a chi il lavoro non lo ha ma anche a chi lo possiede ma non ne è soddisfatto perché si sa, oggi senza lavoro è davvero difficile anche solo fare una vita dignitosa, cosa che a tutti (almeno) dovrebbe essere garantita, ma è anche vero che in ogni ostacolo possiamo trovare una forte carica motivazionale che ci spinge verso i nostri desideri di benessere più profondi.

Affrontare il tema del lavoro fa pensare sovente all’aspetto economico che è molto importante come bisogno primario dell’individuo ma, occupandomi di psicologia devo quasi forzatamente affrontare l’importante tematica della gratificazione e della soddisfazione legate appunto all’attività lavorativa. La soddisfazione e la gratificazione lavorativa, unitamente alle esperienze della propria vita affettiva e sociale, contribuiscono attivamente alla definizione di se stessi e della propria identità. Infatti, accade di frequente che alla domanda “Chi sei?” si sostituisca quella di “Che lavoro fai?”, a sottolineare il fatto che oggi il senso di identità passa attraverso l’occupazione primaria e di sostentamento della vita.

Ognuno di noi possiede attitudini, desideri, motivazioni e bisogni diversificati che cercano la realizzazione nella quotidianità, il piacere che l’individuo prova nel mettere in pratica la sua esperienza e conoscenza nel lavoro non ha paragoni con nessun’altra parte vitale della nostra società. Attraverso il lavoro ed il piacere che esso dà l’uomo trova la sua opera nel mondo e la realizzazione della propria esistenza. Purtroppo o per fortuna, come accennavo in precedenza, il lavoro è una fonte di ruoli, i ruoli sociali che (e che ci piaccia o meno) servono a definire il rapporto che abbiamo con il mondo circostante ed è vero che il lavoro, se ci piace, definisce la nostra personalità. Il lavoro è istinto, pulsione, bisogno … proprio come mangiare, bere, dormire, fare l’amore … e definisce il modo in cui noi percepiamo il nostro grado di stima e soddisfazione. Seguire i propri sogni, superare le difficoltà, credere di poter fare qualcosa che ci piace è fondamentale, non bisogna mai smettere di credere e di lottare per qualcosa che possiamo sentire davvero nostro ed il lavoro, occupando la maggior parte della nostra vita deve essere importante tanto quanto l’amore: per essere felici è necessario trovare la persona giusta! La nostra occupazione deve somigliare alla parte più intima di noi stessi, lo psicologo umanista Maslow, diceva:

“Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere, se vuole essere in pace con sé stesso. Ciò che un uomo può essere, deve essere. Deve essere fedele alla propria natura. Questa necessità si può chiamare l’auto-realizzazione”.

Invito quindi a diventare ognuno artefice del proprio destino, diventare il creatore della propria realtà, sviluppando e migliorando sempre più le proprie facoltà. Il lavoro non è solo sforzo fisico o intellettuale, il lavoro è anche un modo per sviluppare le proprie capacità cognitive, è un modo per diventare una persona migliore, per conoscere sé stessi, per sviluppare i propri punti di forza.

Tutto quello che possono fare le persone, oltre che cercare in tutti i modi di sopravvivere, è quello di stare bene attente a non perdere le proprie capacità ed il proprio ingegno. In questo periodo di crisi, occorre non stare a guardare immobili la realtà ma bisogna impegnarsi per dare sempre il meglio di sé affinando le proprie abilità e competenze. Questo è fondamentale. Qualcosa di buono e di bello possiamo farlo tutti, tutti possiamo trovare un modo per esprimere la nostra parte più vera e riuscire con essa a vivere, pensiamo al presente e facciamo in modo che esso non perda mai di significato, perché crisi o non crisi, questa è l’unica vita che ci è data da vivere… ed allora tanto vale provare in tutti i modi a renderla fantastica!

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